Carpaccio

31 Agosto 2018paolo bortolussi
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Il nome del piatto CARPACCIO, ha una storia bellissima e che non tutti sanno e che io ho imparato leggendo il libro di Alessandro Marzo Magno  “il genio del gusto” (http://alessandromarzomagno.it).
Innanzitutto il piatto nasce a Venezia nel 1963, in quello che forse ancora oggi è il locale più conosciuto dell’isola ovvero l’Harr’s Bar.
Il fondatore del locale  Giuseppe Cipriani, padre dell’attuale titolare Arrigo, per andare incontro all’esigenza di una nobildonna veneziana tale Amalia Nani Mocenigo,  a cui per problemi di salute era stata vietata la carne cotta,  preparerà un alternativa cruda  affettando  un filetto molto sottile; essendo un po’ insipida,  la arricchì con una salsa  chiamata salsa universale in quanto adatta sia alla carne  che al pesce.
In quel periodo a Venezia c’era una mostra dedicata al pittore Carpaccio, e fu proprio in suo onore che il piatto venne  chiamato con il suo nome. L’artista amava i colori, caldi e ricchi e tra le varie tinte  non risparmia sul rosso; quale nome migliore quindi?

INGREDIENTI PER 4 PERSONE:
300 gr carne di manzo naturalmente freschissima  tagliata  molto sottile
125 gr lamponi
spinacino fresco
per la salsa:
2 cucchiai senape
5 cucchiai olio evo
sale, pepe nero qb

PROCEDIMENTO: 
Lavate e asciugate molto bene i lamponi e lo spinacino.
Preparate la salsa mescolando gli ingredienti mescolando molto bene affinché risulti omogenea, tenetela da parte.
Distendete le fettine di carne in un piatto da portata, al centro disponete lo  spinacino  e i lamponi e irrorate il tutto con la salsa.
Come avrete notato nella ricetta non compare il limone, in quanto tenderebbe ad ossidare la carne, al suo posto ho voluto aggiungere i lamponi che con la loro acidità vanno a bilanciare il piatto.

SALSA ALTERNATIVA:
Una alternativa a questa salsa è la salsa che Giuseppe Cipriani chiamava salsa universale e non è altro che una maionese  assieme a della salsa Worcester; che poi è la stessa con cui viene servito  tutt’oggi il carpaccio all’interno dell’Harry’s bar

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